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La nostra esperienza come genitori di ragazzi con sindrome di Down ha evidenziato con estrema chiarezza l’importanza, per i nostri figli adulti, di avere un buon gruppo di amici con cui imparare a “diventare grandi” e divertirsi.

Sono così nati i laboratori, le uscite serali e i soggiorni che vedono la massiccia partecipazione di volontari.
Oggi i volontari sono circa 100, di età per lo più compresa tra i 17 e i 35 anni. Sotto la guida di un coordinatore/formatore esperto e appoggiati dalla psicologa e dall’educatrice, aiutano nel loro lavoro i tecnici del CEPIM, ma soprattutto gestiscono in prima persona molti laboratori e attività le cui linee guida e finalità si sono ormai consolidate negli anni. Il CEPIM non sta mai fermo: i volontari progettano e propongono in continuazione nuove iniziative per rispondere alle esigenze che a mano a mano si manifestano proprio nello stare insieme ai nostri ragazzi. A fronte delle difficoltà che essi incontrano, i volontari accendono la loro creatività e “inventano” nuovi percorsi per aiutarli a superarle divertendosi.
Nei laboratori il numero dei ragazzi con sindrome di Down è pari a quello dei volontari. Questo non è casuale: è stata una scelta voluta in un’ottica di autentica integrazione. Si tende a formare e a far “crescere” i ragazzi in gruppi in cui tutti imparano facendo, in uno scambio “alla pari” di esperienza e di amicizia tra ragazzi con sindrome di Down e volontari.

Formazione

La formazione dei nuovi volontari è diventata un compito irrinunciabile: man mano abbiamo capito che sarebbe stata uno strumento indispensabile per sviluppare la piena consapevolezza dell’importanza del loro operare in Associazione. E la formazione è diventata sempre più strutturata e parte integrante dell’attività di volontariato.
Il primo passo è l’accoglienza, la cura che prestiamo all’incontro con chi si propone come volontario, con un approfondito colloquio condotto dal nostro responsabile dei volontari. Per far sentire il volontario parte integrante del CEPIM e valorizzare al massimo le sue qualità, gli si spiega che cosa è e che cosa fa l’Associazione e quale importante ruolo ha il volontario al suo interno. A questo, solitamente segue un breve periodo di effettiva attività, di “assaggio” si potrebbe dire, con l’appoggio di un tutor scelto tra i nostri volontari di maggiore esperienza. Infatti solo dopo essersi confrontati nella relazione con le persone con sindrome di Down e solo dopo un primo ambientamento all’interno del gruppo, è possibile per il nuovo volontario maturare le domande più personali e calzanti per superare eventuali difficoltà o semplicemente soddisfare curiosità. Per dare le risposte più chiare e articolate viene allora programmata una serie di incontri con le competenze a disposizione: formatori, esperti di animazione, volontari di vecchia data, psicologi, genitori dell’Associazione.

Da qui in avanti ogni nuovo volontario proseguirà la sua esperienza nell’organizzazione e nella revisione delle attività svolte nel gruppo, interagendo costruttivamente con il responsabile e con gli altri volontari. E la formazione diventa un percorso. Un percorso in comune con i ragazzi Down, verso la crescita come persone adulte e l’integrazione sociale.

 

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